Che cos’è un dominio e a cosa serve?

Ti stai chiedendo che cos’è un dominio e a cosa serve? Che cosa significa dominio di primo livello, dominio di secondo o di terzo livello? Leggi qui.

Cos’è un dominio Internet e a cosa serve?

Nel mondo dell’informatica, un dominio o “nome di dominio” è una sequenza di caratteri che identifica uno spazio digitale. Il “dominio”, come dice la parola stessa, è uno spazio in cui si può “dominare” (possedere) qualcosa.

Su internet, un dominio è, quindi, lo spazio dove una persona può gestire informazioni e dati. Ogni spazio, proprio come in una città o una via di un paese, ha un nome, un indirizzo e un proprietario. Di conseguenza un dominio è anche il “nome” di quello spazio, l’indirizzo di quella “casa”. Il dominio di questo sito web è “internetto.it”.

Un dominio è dunque, in senso lato, l’indirizzo di un sito internet. Tramite questo indirizzo è possibile “visitare” uno spazio digitale e all’occorrenza ritornarvi, conoscendo “la via, il numero civico, il nome della città” etc.

Ogni dominio ha, è il caso di ricordarlo, uno o più proprietari, i quali sono iscritti ad un registro. I registri sono diversi, sia a seconda del paese di registrazione che a seconda di altre caratteristiche.

Ad esempio, una volta comprato e registrato un dominio che finisce in “.it” (solitamente i domini “.it” sono siti con utenza che parla italiano) come “internetto.it”, il proprietario riceverà una email la quale indica che il dominio ora “gli appartiene” ed è stato registrato presso le autorità competenti. Conseguentemente, sul sito del Registro dei domini “.it” (https://www.nic.it) sarà verificabile che quell’indirizzo (e quindi il relativo “spazio digitale”) non è più disponibile, in quanto già occupato/acquistato. I proprietari possono solitamente decidere di rimanere anonimi alle autorità non competenti.

Il dominio serve quindi sia per “rintracciare” un sito/uno spazio web che per collegare quello spazio ad uno o più proprietari. Il sistema utilizzato per assegnare i nomi di dominio è chiamato “DNS” o “Domain Name System” ed è adottato a livello globale.

Ci sono alcune differenze sostanziali tra un URL e un dominio. Per scoprirle, clicca qui.

Perché proprio il “dominio” e non un altro metodo?

Per rispondere a questa domanda bisogna prima di tutto capire, almeno a grandi linee, che cos’è internet (per approfondire l’argomento, puoi cliccare qui). Per riassumere: internet è una rete digitale dove tutti i naviganti sono collegati tra di loro.

Per collegare tra loro i naviganti esistono vari metodi, ma quello che si è imposto negli anni è principalmente uno: l’utilizzo di veri e propri indirizzi, chiamati indirizzi IP.

In pratica, ogni volta che una persona si collega a internet richiede (al programma per navigare su internet o ad un motore di ricerca) uno o più indirizzi (in base alle proprie esigenze) ed ogni sito internet, collocato su questi indirizzi (chiamati indirizzi IP), viene mostrato attraverso un nome chiamato dominio. Ogni sito internet è infatti collocato su un indirizzo numerico, anche se agli utenti apparirà solo “il nome del sito” (appunto, il dominio).

Così, su uno stesso indirizzo, ad esempio all’indirizzo 120.200.213.17, possono essere ospitati più domini, ad esempio “internetto.it” o “amicidiinternetto.org”.

Questa esigenza del trasformare gli indirizzi numerici in nomi veri e propri nasce principalmente per 2 motivi:

  • I domini sono alfanumerici e quindi possono facilmente essere ricordati rispetto ad un semplice blocco numerico molto lungo o “asettico”. Di conseguenza, visitare un sito conoscendone il “nome” è molto più semplice per gli utenti (quanti di noi conoscono l’indirizzo IP di Wikipedia o di Google? Però tutti ci ricordiamo wikipedia.org o www.google.com).
  • Gli indirizzi dove ospitare i siti internet sono limitati (non c’è “spazio infinito” nella rete, specie con gli attuali protocolli) e quindi è molto meno costoso ed efficiente “ottimizzare lo spazio” ospitando diversi siti su un unico indirizzo IP. Inoltre, i nomi da poter dare ad un sito con lettere e numeri sono praticamente infiniti, mentre il protocollo attuale, se usato senza questo “stratagemma aggregativo”, permetterebbe la memorizzazione di un numero limitato di indirizzi IP. Per approfondire, clicca qui.

In sintesi: un sito è fisicamente memorizzato su dei computer “appositi” chiamati “server“, i quali sono sono identificabili con degli indirizzi (indirizzi IP dedicati). Questi server sono raggiungibili dai nostri computer (o da qualsiasi dispositivo in grado di connettersi alla rete. Ogni dispositivo con questa potenzialità viene chiamato “client”) perché i programmi che usiamo per navigare sono “abituati” a cercare l’indirizzo di un sito, cioè sono abituati a passare dal nome di dominio all’indirizzo IP corrispondente.

Come è fatto un dominio web?

Quando navighiamo su internet, utilizziamo la barra degli indirizzi, cioè quella barra che si trova (solitamente) in cima ad ogni programma con cui accediamo a internet e sulla quale scriviamo “le parole da ricercare” o “i nomi dei siti internet”.

Solitamente, la barra degli indirizzi si presenta così (o con aspetto simile):

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Analizziamo tutti gli elementi:

1) Prima di tutto si può leggere nell’indirizzo di questa pagina la dicitura “https://”. HTTPS, è un protocollo per la trasmissione delle informazioni via internet, cioè un sistema che permette di far comunicare il server (nel quale è fisicamente presente il sito) con un qualsiasi dispositivo che richiede informazioni a quella “pagina visitata”. Questo non è l’unico sistema di trasmissione che puoi trovare sull’indirizzo di un sito. Molti siti utilizzano, ad esempio, il protocollo HTTP, meno sicuro del protocollo HTTPS perché non criptato. La parte che segue HTTPS, ovvero “://” non è nient’altro che una sorta di “collante” tra il protocollo e il successivo pezzettino di indirizzo.

2) Dopo il protocollo puoi trovare (ma questa parte dell’indirizzo non è obbligatoria) la dicitura “www”. WWW è una vera e propria sigla (che molti siti non utilizzano) la quale indica che quell’indirizzo è inserito nel “World Wide Web” (letteralmente “ragnatela intorno al mondo” cioè l’internet). All’inizio della diffusione di internet era obbligatorio usare questa sigla. Adesso invece si può anche scegliere di “tenere aperto” un sito senza inserire la sigla “WWW”.

3) La parte successiva dell’indirizzo, è quella che viene chiamata dominio internet. Il dominio si può dividere in 3 parti: dominio di primo livello, dominio di secondo livello e dominio di terzo livello. Continua la lettura per capire la differenza tra questi tre “tipi di dominio”. Al termine dell’indirizzo, vi è una barra di chiusura “/” (se noi non la scriviamo, il browser la inserirà in automatico).

Cos’è un dominio di primo livello

Un dominio internet di primo livello, solitamente chiamato anche TLD (in inglese “Top Level Domain”), è quella parte che comunemente viene chiamata anche “estensione”, cioè la parte finale che compone l’indirizzo di un sito. In questo sito, il dominio di primo livello è “.it” (senza virgolette). Esistono vari tipi di domini di primo livello:

  • Domini web di primo livello di tipo generico (.org, .com, .edu etc.). I domini generici indicano solitamente organizzazioni o aziende. Alcuni possono essere usati liberamente (come il .com, che può essere usato da qualsiasi azienda), altri sono riservati per determinati enti (ad esempio il .gov per gli enti governativi).
  • Domini web di primo livello di tipo nazionale (.it, .fr etc.). Questi domini di primo livello identificano lo stato o il territorio di appartenenza e sono formati da due lettere. Un dominio “.it” sarà dedicato, solitamente, ad un sito che tratta temi in lingua italiana.

Cos’è un dominio di secondo livello

Un dominio internet di secondo livello è la parte alfanumerica di un indirizzo internet che viene scelta al momento dell’acquisto di uno spazio web. Ad esempio, qui su Internetto.it, il dominio di secondo livello è “internetto” (senza virgolette).

Il dominio di secondo livello è perciò il nome (spesso inventato) centrale di un sito e molte persone trattano questo dominio come il “nome vero e proprio di un sito”. Per esistere, un dominio di secondo livello ha diverse condizioni da rispettare:

  • Può essere composto solo con le lettere minuscole dell’alfabeto inglese e con i numeri da 0 a 9.
  • Può contenere al suo interno il trattino “-” ma esso non può posizionarsi né all’inizio né alla fine del dominio di secondo livello.
  • Il dominio di secondo livello può essere lungo da un minimo di 3 caratteri ad un massimo di 63 caratteri.
  • Un dominio di secondo livello già “occupato” non può essere “acquistato da zero”. Tuttavia, puoi provare ad acquistare un dominio già occupato direttamente dal suo proprietario.
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Questa immagine mostra la struttura del classico sito con dominio di primo e secondo livello (come https://www.internetto.it/)

Il dominio di primo livello si acquista sempre insieme al dominio di secondo livello e il suo acquisto va rinnovato ogni anno. Non è infatti possibile acquistare “per sempre” e una tantum un indirizzo di dominio. Non è nemmeno possibile acquistare un dominio di secondo livello senza acquistare un dominio di primo livello e questi due domini sono trattati dalle autorità e venduti dai servizi di hosting web come una cosa sola.

Cos’è un dominio di terzo livello

Un dominio internet di terzo livello è conosciuto anche con il termine “sottodominio” e precede il dominio di secondo livello, da cui è separato con un punto. Il sottodominio non è obbligatorio e la sua attivazione è facoltativa. Infatti, moltissimi siti aprono un sottodominio solamente se il loro sito è così grande o così complesso da richiedere una intera sezione dedicata.

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Questa immagine mostra come è strutturato un sito con attivo un dominio di terzo livello (come https://blog.internetto.it/)

Cosa succede quando si compra un dominio?

Scegliendo il nome di un sito e quindi comprando un dominio (per un prezzo che varia solitamente da 1€ a 20€ all’anno, a seconda dell’estensione e delle offerte in corso), si verrà iscritti all’interno di un registro di domini e si avrà un indirizzo web tutto per sé. Su questo indirizzo si potrà quindi “costruire” una “casa digitale” affittando o costruendo un server e quindi un servizio di hosting. Infine, ogni anno si dovrà rinnovare questa spesa, altrimenti il dominio tornerà “libero e disponibile”. Semplice, no?

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